Yangon – Giorno 1

Boyoke Aung San Market  Shwedagon Pagoda  Chinatown

Siamo arrivati a Yangon la mattina del 22 Aprile. Ci aspettava il nostro agente di viaggi locale, Sonny, trovato un po’ per caso in Internet.

Dal aeroporto al centro città ci sono voluti 40 minuti, in auto. Era sabato mattina e forse per questo non c’era tanto traffico. Nei giorni normali potrebbe volerci anche 1 ora e mezza.

Il nostro hotel era nel bel mezzo di Chinatown, il Best Western Chinatown. La zona non è la più chic della città ma è molto centrale. Doccia rinfrescante e via di corsa prima di crollare sul letto, bisogna resistere fino a sera.

Non è la prima città dell’Asia che visito ma la mia prima impressione di Yangon non è stata granché. Mi è sembrata trasandata, a volte maleodorante, rumorosa e trafficata. I suoni che associo ad Yangon sono i claxon e i corvi, un constante bip bip e cra cra! Non avevo mai visto così tanti corvi in città. E tanti cani randagi, non solo a Yangon, ma anche nelle altre città che abbiamo visitato. La città ha in ogni caso una sua magia, tra pagode dorate e mercati colorati e rumorosi e le due giornate sono state ben spese.

Yangon

Camminiamo verso il Bogyoke Aung San Market (Bogyoke significa Generale), anche conosciuto come Scott Market al tempo del dominio inglese, a 15 minuti dal nostro hotel. E’ un grande bazar di negozi di qualunque tipo di souvenirs, gioielli (il Myanmar possiede diverse miniere di giada ed altre pietre preziose) vestiti e sarti, qualche galleria d’arte locale (molto carine), frutta, verdura e cibo a prezzi convenienti.

Shopping at Boyoke Aung San Market

Non lo ho trovato particolarmente affascinante, ma vale la pena una visita, anche se solo per fare qualche foto e comprare qualche souvenir o un bel longyi.

Se non avete letto la mia packing list forse vi è sfuggito il dress code delle pagode, cioè niente vestiti sopra le ginocchia o spalle scoperte. No panic, c’è la soluzione: compratevi un longyi. Lli trovate dappertutto a circa 4500 Ks (3€) e li potete indossare sopra i vestiti. Anche se si possono affittare in alcune pagode, volete perdervi l’opportunità di immergervi nella cultura locale? I longyi per i birmani sono come i jeans per noi, tutti li usano, quotidianamente. A loro piace tantissimo quando gli stranieri lo usano, è un ottimo ice breaker a costo ridotto. Al mercato c’è solo l’imbarazzo della scelta: i modelli per gli uomini sono solitamente plaid sottile o rigati e va legato davanti con un nodo particolare. Per le donne invece si trovano con qualunque disegno e materiale, dal semplice cottone con i fiori al brillante batik. Per le donne invece di legarlo si tira il tessuto da un lato e se lo infila dal lato contrario. Sembra facile ma fatevelo insegnare dalla venditrice, farete un figurone dimostrando la vostra tecnica di legamento del longyi.

Dopo aver gironzolato per i negozi ci siamo diretti verso il food court per il nostro primo pasto birmano: fried chicken noodles (Ks 2000) e fresh pineapple juice (Ks1500), cioè 3,5€

Bogyoke Aung San Market – primo pranzo birmano: Chicken noodles & Pineapple juice

Alle 16:00 avevamo appuntamento con la nostra guida per andare a visitare la Pagoda di Shwegadon. Dal nostro hotel alla Pagoda sono 3 km, 10 minuti in taxi, abbiamo pagato Ks 3000 (circa 2€). I taxi non sono dotati di tassametro quindi contrattate il prezzo prima di salire.

La pagoda è aperta dalle 4:00 alle 22:00 tutti i giorni e  l’ingresso costa Ks 8000 (5,50€). Le scarpe ed anche le calze si devono togliere subito al ingresso e quindi tutta la visita è fatta a piedi scalzi. In estate meglio farla presto al mattino o tardo pomeriggio perché non è facile camminare sul pavimento di marmo bollente!

Noi abbiamo dedicato 2 ore alla visita. Ci sono delle guide freelance nella pagoda e secondo me vale la pena prenderla.

La pagoda di Shwedagon data 2500 anni ed è uno dei posti più sacri per i birmani, al suo interno ci sono dei filamenti dei capelli di Buddha e altre reliquie. Ed è veramente una meraviglia con la sua copertura di centinaia di foglie di oro e la sua punta tempestata di diamanti (il più grande di 76 carati) e pietre preziose come si puo’ apprendere dall’esposizione visitabile all’interno della Pagoda.

Shwedagon Pagoda

Dal esterno capisci che è imponente ma solo all’interno ci si rende conto della magnificenza della sua estensione: occupa un’area molto più vasta da quanto possa sembrare da fuori. Oltre alla pagoda principale ci sono decine di tempi e altre piccole stupe che sono veramente stupende.

In Myanmar è tradizione camminare in senso orario nelle pagode. Essendo periodo di ferie estive c’erano tanti birmani e pellegrini, pochi stranieri.

Shwegadon Pagoda

Abbiamo incrociato una “Novitian cerimony” – la cerimonia di ordinazione per chi vuole diventare monaco. Ne abbiamo visto decine durante il nostro viaggio.

Novitian cerimony

Credevo che la scelta di diventare monaco fosse un impegno per tutta la vita e sono rimasta un po’ schioccata nel vedere bambini piccolissimi in abiti da monaco. Invece ho scoperto che, almeno nel Myanmar, si può essere ordinato monaco (o nun, l’equivalente alle suore per le femmine) per un periodo limitato di settimane, mesi o anni. E in tantissimi lo fanno almeno una volta nella loro vita.

La pagoda di Shwegadon è un posto magico e dovete assolutamente andarci. Sedetevi semplicemente ad osservare la gente che passa, con fiori, incenso e offerte varie per Buddha. Non entrano mai a mani vuote nelle pagode e le loro preghiere e riti sono già una bellissima esperienza. E al tramonto, quando il sole si nasconde la pagoda sembra ancora più dorata alla luce dei lampadari e delle candele accese intorno.

Tramonto mistico nella Shwegadon pagoda
Anello di candele alla Shwegadon pagoda

Dopo l’esperienza mistica della Shwegadon proseguiamo alla prossima tappa (mistica anche questa in modo leggermente diverso): Chinatown.

Che dire? è un caos con una organizzazione tutta sua. Ci sono bancarelle dappertutto che vendono principalmente da mangiare, frutta, verdura, carne, pesce… qualunque cosa. Diciamo che dovete un po’ dimenticarvi  degli standard sanitari europei altrimenti non mangerete, ma tranquilli, friggono praticamente tutto … e forse non è un caso.

Colori (e odori) in Chinatown

Questo quartiere va dalla 18th Street alla 24th Street. Noi abbiamo mangiato sulla 19th Street ma è impossibile spiegare dove: non ci sono i nomi dei ‘ristoranti’ o il numero civico. Alla fine ci siamo decisi per quella che ci ispirava di più o se non siete ispirati scegliete quella che vi fa meno paura :-). E’ praticamente impossibile trovare qualcuno che parli inglese ma con qualche parola, suoni onomatopeici e gesti riesci a capire (più o meno) cosa stai per mangiare. Anche se non è sempre un male non capire.

Street food experience

Ci siamo decisi per dei dumplings di carne (maiale e pollo, ci sembrava), degli spiedini e lattine di pepsi, abbiamo speso, in due, Ks 6500 (4,5€) e devo dire erano veramente buoni.

Il street food per me fa parte dell’esperienza del viaggio, anche se con qualche precauzione, va assolutamente fatto.

Dopo 16 ore di viaggio, una giornata intensa e calda, una cena da (quasi) guida Michelin non c’è jet lag che mi rubi il sonno. A letto con le galline alle 22:00.

Buona notte! E a domani freschi (per modo di dire) per continuare ad esplorare la caotica Yangon (giorno 2).

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