Kanazawa, una perla fuori dalle rotte battute

Non ricordo esattamente quando mi è venuta l’idea di includere Kanazawa nel viaggio, penso sia stato il fatto che tanti blog parlavano della qualità del cibo e questo per me è già un buon motivo per visitare una città.

Arriviamo a Kanazawa alle 19:00 e prendiamo un taxi per l’hotel. La stazione del treno non è proprio in centro e non c’è la metro quindi le opzioni sono taxi o bus.

L’hotel era il Hotel Trusty Kanazawa molto centrale e vicino alle principali attrazioni turistiche, che comunque sono concentrate su 2 chilometri quadrati. Noi abbiamo fatto sempre tutto a piedi.

Facciamo prenotare al recepcionist il ristorante per la cena: solita procedura burocratica. Eravamo in dubbio sul Fuwari, una Izakaya un po’ chiccosa o il Plat Home, ristorante tradizionale giapponese. Avevo letto bellissime recensioni per entrambi, per il pesce fresco e per i prodotti di grande qualità. Finiamo per prenotare al Fuwari.

Prima di cena facciamo un salto al giardino Gyokusen’inmaru, parte del Castello di Kanazawa e vicinissimo all’ hotel dove il venerdì e sabato, dalle 18:30 fino alle 21:00, fanno uno spettacolo di luci e musica molto bello.

Anche la cena è stata molto buona, il Fuwari non ha deluso le nostre aspettative.

L’unica cosa che non mi è piaciuta è il fatto che si possa fumare. Quando ti chiedono se vuoi un tavolo non fumatori intendetelo proprio così, il tavolo non avrà un portacenere ma la “zona” fumatori potrà essere il tavolo accanto o al massimo un po’ più distaccato.

Il giorno successivo decidiamo di fare colazione al Mercato di Omicho. Essendo Kanazawa una città vicina al mare il mercato è una bella esposizione di pesce fresco e seafood. Anche in questo mercato ci sono tanti ristoranti e bancarelle dove mangiare.

Ci siamo decisi per uno che aveva una coda consistente di locali (almeno a noi sembravano giapponesi) e che serviva oden. Kanazawa è il posto in Giappone dove mangiare oden che è una specie di brodo di salsa soia a cui puoi aggiungere diversi ingredienti: uovo sodo, patate, tofu, daikon (una specie di ravanello bianco) e altre cose che non ho capito bene cosa fossero. Gusti sono gusti ma questo non ha incontrato il mio.

Proseguiamo verso Kazue-machi Chaya uno dei tre vecchi quartieri delle geisha di Kanazawa. Le case tipiche e le tea house sono classificate come beni culturali e sono state molto bene preservate. Sono prevalentemente occupate da negozi e vedere una geisha è meno probabile che vincere la lotteria.

Kazue-machi Chaya

Vicino c’è anche il quartiere dei Samurai, Nagamachi Bukeyashiki, un agglomerato di stretti vicoli lungo il canale di Onosho, una piacevole passeggiata.

C’è anche qualche residenza samurai aperta per la visita, per esempio, Nomura-ke.

Ritorniamo verso il centro al Castello di Kanazawa. Il castello è attaccato al giardino Kenrokuen quindi vale la pena fare la visita prima del giardino. Una parte dell’interno è visitabile (costa solo 310 yen, circa 2,5€) ma vale la pena più che altro se siete interessati ai dettagli sulla struttura e della sua ricostruzione. Infatti è vuoto, non ci sono stanze arredate da vedere o opere d’arte. La struttura dall’ esterno è imponente e c’è anche un enorme parco intorno al castello da dove poterla apprezzaree o semplicemente rilassarsi.

Dal Castello andiamo verso il Giardino Kenrokuen. Il Kenrokuen è designato come bene culturale e sito nazionale ed è uno dei tre più Belli Giardini del Giappone (gli altri 2 sono Koraku-en in Okayama e Kairaku-en in Mito) ed occupa un’area di 11,4 ettari. Merita davvero il titolo, è un’opera d’arte: l’armonia e la cura dei dettagli sono impressionanti. Ci sarebbe tanto da dire ma come in tanti casi le immagini valgono di più delle parole quindi le uniche parole che mi sento di dire sono: non lo perdete!

Dopo questa esperienza mistica all’aperto ci avviamo ad una seconda esperienza mistica: il D.T. Suzuki Museum. Questo museo si trova in una zona residenziale a cerca dieci minuti a piedi dal Giardino quindi un po’ fuori dal centro turistico.

Daisetz Suzuki (1870-1966) è stato un prominente filosofo buddhista, autore di diversi libri e temi sul Buddhismo Zen e la influenza nel giorno a giorno, principalmente nella cultura giapponese (per esempio Lo Zen e la cultura giapponese).

Il museo è una celebrazione della sua vita e dei suoi insegnamenti, un palazzo minimalista con spazi ampi, uno spazio di contemplazione e auto-riflessione. Non è un museo convenzionale e bisogna visitarlo con una mente aperta quindi liberate lo zen che c’è in voi, lasciatevi coinvolgere dalla calma e sarete ricompensati.

Torniamo verso l’hotel, ormai è quasi ora di ripartire, e ci fermiamo al 21st Century Museum of Contemporary Art Purtroppo, essendo sabato c’era una coda di circa 45 minuti per comprare i biglietti e con un treno da prendere non avevamo tempo sufficiente. Ma comunque ne è valsa la pena fare un giro perché ci sono delle esposizione per le quali non serve il biglietto e anche all’esterno ci sono delle installazioni ed essendo weekend era molto animato. Mi toccherà tornare per visitare l’interno.

Nascondino…
The swimming pool, un’opera di Leandro Erlich al 21st Century Museum of Contemporary Art

E’ arrivato il momento di partire, Kanazawa è stata una bella scoperta e meritava un’altra giornata per goderla pienamente.

Prendiamo il treno per rientrare a Tokyo, ci voglio due ore e mezzo circa, arriveremo in tempo per cena.

Dove ho dormito

Hotel Trusty Kanazawa, molto centrale

Dove ho mangiato

Fuwari, una piccola izakaya con ottimi piatti sia di pesce che carne. Vicino si trova il Plat Home, sul quale avevo sentito ottime recensioni. Per entrambi meglio prenotare, principalmente nel weekend.

Mercato di Omicho ci sono tante bancarelle e ristorantini per collazione o pranzo, la difficoltà è la scelta.

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