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Kyoto, dove sono le geishe? – The World of S

Kyoto, dove sono le geishe?

Dopo la giornata di ieri a Naoshima e, nonostante le bici elettriche, le gambe accusano la stanchezza quindi nel nostro ultimo giorno a Kyoto niente tempi e poche camminate.

Rimaniamo in Gion. In realtà ci sono due quartieri: Gion Higashi e Gion Kobu e sono 2 dei 5 hanamachi (quartieri delle geishe) di Kyoto.

Ci siamo concentrati su tre vie: Shinbashi-dori, Shinmonzen-dori e Shirakawa-minami dori. Sono tutte vicine una all’altra e rappresentano la vecchia Kyoto con le sue case machiya, tipiche case di legno scuro. Siccome la maggior parte di queste case sono ad oggi ristoranti o B&B durante il giorno non c’è tantissimo movimento, se volete la movida è meglio andare all’ imbrunire.

 

Sposi a Gion

Essendo uno dei quartieri delle geishe (o geiko come dicono a Kyoto) uno si aspetta di vedere geishe ad ogni angolo. Non è così anche se a prima vista sembra che ci siano dappertutto. Colpa delle decine di negozi che vendono i pacchetti “geisha per un giorno”, quindi la probabilità di fotografare una turista cinese invece di una vera geisha è del 99%. Quindi siate coscienti che non tutto quello che indossa un kimono è una geisha.

Alcune regole per distinguere i fakes:

  • la geisha si veste e si trucca per andare a lavorare quindi se le vedete al supermercato o farsi un selfie in un qualche tempio è un fake
  • la geisha non usa scarpe da ginnastica
  • la geisha non si ferma per fare selfie con te (tu ti fermeresti a fare delle selfie con sconosciuti mentre vai a lavoro?)

Ovvio che ho molte foto di geishe fake perché di vere, per strada non ho visto neanche una. Per aumentare le probabilità di vederle, dicono gli esperti, bisogna ovviamente andare nel quartiere giusto e scegliere l’orario giusto, cioè tra le 17:30 e le 18:00, quando loro si spostano per andare agli appuntamenti. O pagare…

Con circa 900€, l’esperienza più autentica è un incontro in una ochaya (casa di tè)…e meglio se imparate il giapponese perché non è che parlino l’inglese.

Una scelta più economica, fatta apposta per turisti, è il Gion Corner, un teatro dove dalle 18:00 si può assistere a uno spettacolo di un’ora delle arti giapponesi (costa circa 30€ a persona).

Gion Corner

Noi non abbiamo fatto nessuno dei due ma siccome il giorno prima ero diventata fan di Yayoi Kusama a Naoshima, sono andata a vedere un’esposizione a lei dedicata nel Forever Modan Art Museum (che è ataccato al Gion Corner), e…sorpresa, c’era anche la possibilità di assistere a una “dance performance by Geiko e Maiko” e fare anche la foto! Evviva!

Gli spettacoli sono alle 11:30, 13:00, 14:30; 16:00 e 17:00 e durano 10 minuti. E’ molto intimo perché lo spazio è piccolo, ci sediamo tutti per terra (scomodissimo, ma che problemi hanno con le sedie?) davanti a un palco alto poco più di un gradino. C’erano tantissimi turisti giapponesi con delle camere fotografiche galattiche (mi sono un po’ vergognata della mia fotocamera tascabile) e super apassionati delle danze. Quello davanti a me avrà fatto 10 milioni di foto. In tutta onestà sono contenta di averlo visto ma i 10 minuti sono bastati.

Il museo in sé è piccolo e non è certamente fantastico dal punto di vista architettonico. Praticamente è una casa trasformata in museo, ma l’esposizione era molto interessante e c’è anche un giardinetto carino dove riposare le nostre gambe stanche.

Per pranzo andiamo a un ristorante di kaiten zushi, Chojiro Shijo Kiyamaki, che ci era stato consigliato da una copia che avevamo conosciuto a cena al Gyoza Chao Chao. Si trova nella stessa via del Gyoza Chao Chao. Il nostro primo sushi dopo 5 giorni in Giappone! Ma l’attesa ne è valsa la pena.

In un kaiten zushi i piattini di sushi sono disposti su un nastro scorrevole e ognuno si prende quello che vuole. Solitamente i piatti hanno un colore diverso che indica il costo, per fare il conto si contano i piattini. In alternativa al Chojiro ci sono anche tavoli dove puoi ordinare dei menu (non al cameriere ma in un tablet) e te lo portano al tavolo. Il ristorante è in un semi-interrato ed avrà una trentina di coperti, a pranzo non abbiamo dovuto aspettare più di 10 minuti per il tavolo ma per la cena, ci diceva la coppia che ce lo ha segnalato, ci sono lunghe code.

Mi è molto piaciuta Kyoto e ci sarebbe ancora tanto da fare, ma mi incuriosisce molto la nostra prossima tapa, un po’ “off the beaten track” – Kanazawa, a due ore di treno da Kyoto.

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